da Controlacrisi
Un sintetico bilancio di un triennio di azione Gap, dall’ultimo incontro dell’assemblea di Poggibonsi alla festa per l’Autorganizzazione Popolare.
L’avventura dei Gap compie ormai tre anni di attività.
Siamo partiti con l’obiettivo della lotta al carovita, poggiando su pratiche orientate al mutualismo, al radicamento sociale, all’autorganizzazione e alla vertenzialità sul territorio.
L’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità era ed è determinato dallo squilibrio nella catena del valore nella filiera dalla produzione alla vendita e dalle speculazione finanziaria internazionale.
Ne scaturiva una piattaforma per
escludere dalla quotazioni di borsa i prodotti alimentari di prima necessità
ottenere un prezzo politico di questi prodotti
supportare la filiera corta e il Km 0
ottenere spacci popolari
darsi un piano nazionale di sovranità alimentare
Nell’autunno 2010 a Scandicci la prima assemblea nazionale dei Gap comincia da analizzare le proposte sulla Sovranità alimentare, riprese anche dal dibattito nel movimento contadino internazionale (Via Campesina) e nazionale, e ci si dota di un comitato scientifico per la stesura di una piattaforma in tale direzione.
Inoltre si definisce l’esigenza di strutturare un’organizzazione su base regionale della rete nazionale dei gap.
A gennaio 2011 a Roma si definisce la piattaforma sulla S.A. basata sulla centralità dell’agricoltura, riorganizzata secondo i criteri individuati anche dal Manifesto della R@P:
modello produttivo agricolo deglobalizzato e antiliberista (anticapitalismo); l’agricoltura deve nutrire tutti (eguale) e a prezzo equo, senza dipendere dal mercato (legge della domanda e dell’offerta)
il cibo come bene comune
demercificazione delle relazioni sociali (reti solidali di filiera agroalimentare)
Vanno mutati i rapporti di forza nella filiera agroalimentare, costruendo la sovranità alimentare come diritto dei popoli di produrre il cibo per il proprio territorio definendo proprie politiche agricole e alimentari sostenibili.
Non si tratta di autarchia, perché si rilocalizzano le pratiche agricole globalizzando le coscienze
Oggi a Poggibonsi, giugno 2011, siamo al punto di costruire il ruolo dei Gap nella costruzione della sovranità alimentare e dobbiamo fare un passo avanti.
Perché i Gap centrano con la Sovranità alimentare?
Se l’azione prodotta si connota come difesa delle condizioni materiali di esistenza (prezzo accessibile), deve anche costruire anche il diritto al cibo sano
per sé (diritto alla salute), per il lavoro agricolo (diritto sociale), per l’ambiente (diritto ambientale).
Cibo sano a prezzo equo e accessibile (il concetto di equo non fa parte –è incompatibile- del mercato capitalistico, nel quale le merci si prezzano al valore di scambio e secondo la legge della domanda e dell’offerta).
Per realizzare quasta condizione serve darsi un orizzonte del cibo come bene comune, quindi
demercificato
prodotto con modelli sostenibili, per il reddito agricolo, per l’ambiente, per la salute e naturalmente per il consumo
definanziarizzato (fuori il grano dalla borsa)
deglobalizzato (anche come paradigma per l’insieme dei settori produttivi)
Il lavoro dei Gap è volontario, quindi demercificato.
Ci viene “in aiuto” la crisi dell’agricoltura.
I Gap debbono disgelare la natura di questa crisi, prodotta dal modello industriale/liberista della rivoluzione verde postbellica.
Crisi di valorizzazione del capitale (in particolare nelle aziende agricole medio-grandi), perché non viene remunerato l’investimento (caduta tendenziale del saggio di profitto).
Le aziende vivono degli aiuti PAC: l’80% al 20% delle aziende e nonostante quaso nella UE chiude un’azienda agricola ogni tre minuti. Anche in Europa è presente il fenomeno dei suicidi contadini (Francia)
Crisi interna alla filiera, dove la rendita commerciale si appropria del 60% del valore
e l’industria di trasformazione del 23%, lasciando alla produzione di base solo il 17%.
Finanziarizzazione e legge della domanda e dell’offerta fanno il resto, portando il prezzo di vendita alla produzione al di sotto dei costi di produzione
Si crea quindi una tenaglia che uccide il settore agricolo: da un lato il capitale non è valorizzato/remunerato a causa della stessa meccanizzazione spinta per incrementare la produttività e diminuire i costi/prezzi e dall’altro la rendita comprime il prezzo sotto i costi di produzione.
Oggi si rallenta la crisi con l’attuale PAC. Dal 2014 quale PAC sarà decisa? La crisi finanziaria renderà disponibili risorse sufficienti?
Oggi si sostengono le aziende agricole senza futuro (altamente industrializzate) e le aziende che hanno futuro (neoagricoltura) non hanno sostegno.
I Gap debbono porsi questa questione.
La mera rincorsa al prezzo più basso
sostiene la globalizzazione liberista
supporta la produzione a grande impronta ecologica
favorisce lo sfruttamento sociale
condanna i redditi bassi al cibo spazzatura
non considera la crisi agricola che rincorrendo i prezzi bassi con gli incrementi di produttività produce scarti, cattiva destinazione (eccedenze al Nord del mondo e scarsità al Sud), inquinamento ed inaridimento della terra, siccità e riscaldamento climatico (deforestazione, trasformazione, imballaggi, trasporti che producono il 50% dei gas serra), che sono tutti costi indiretti che poi vengono pagati dal proletariato globale
La crisi agricola sta producendo il neocolonialismo della terra a livello internazionale per ragioni di
sicurezza alimentare (Cina- Russia- Arabia S.- India, Gran Bretagna)
speculazione finanziaria sulle commodities (fondi di investimento)
agrobusiness (produzione di cibo dal Sud per il Nord e per il biocombustibile)
Solo nel 2008/2009 sono stati affittati o comprati terreni per una superficie superiore all’Italia!
L’agricoltura industriale è energivora (1500 litri di petrolio per sfamare una persona, 7 calorie per produrre una caloria di cibo) e idrovora (il 60% dell’acqua è usato per l’agricoltura intensiva)
Quindi fare la battaglia sull’acqua si sposa con la costruzione di un modello produttivo agricolo sostenibile. La fine del petrolio accentua la crisi agricola.
Ma la crisi dell’agricoltura è prioritaria rispetto alla crisi in generale: primum vivere…….
Dalla crisi agricola si esce con la costruzione della sovranità alimentare, secondo le proposte dei movimenti contadini (Via Campesina).
Via Campesina è un movimento che cresce e resiste. Perché?
Perché la crisi agricola è primaria!
Questo modello di basa su
agricoltura di prossimità sostenibile
deindustrializzazione agricola
piccola azienda agricola (alta intensita’ di manodopera in tremini relativi)
Vanno costruite coalizioni forti sul territorio, razionalmente e a livello internazionale, con le reti di consumo critico in espansione e con la piccola agricoltura sostenibile
Gap – Gas – Des come pratica politica diffusa per il cambiamento sociale.
A partire dalle riflessione sulla crisi agricola può scaturire un modello paradigmatico generale:
rilocalizzazione delle produzioni in conversione ecosostenibile basandosi sulla sovranità territoriale, con effetti sull’occupazione.
Quindi lo slogan dei Gap: nuova politica agricola sostenibile a prezzo equo e accessibile.
Aiab ha portato un importante contributo alla dscussione, in termini di proposta per la nuova Pac che entrerà in vigore dal 2014, ma intorno alla quale la discussione è già cominciata.
Occorre “…. una PAC che sia giusta ed equa, che non premi la rendita fondiaria, ma che permetta ai produttori, in particolare quelli piccoli, di continuare a dare quel contributo in termini di produzione, di presidio territoriale, difesa della biodiversità…Occorre una produzione agricola che non dipenda dal petrolio, che premi le aziende agricole che adottano sistemi produttivi sostenibili e che garantisca l’accesso alla terra anche ai giovani.
Contro i premi alla rendita fondiaria servono tetti massimi agli aiuti alla singola azienda e che tali aiuti siano proporzionali al numero di occupati, tenendo in considerazione colture e modello produttivo.
Per sostenere i piccoli produttori si deve garantire una giusta retribuzione per i contadini ed un prezzo altrettanto giusto per i consumatori. La Pac deve avere una burocrazia semplificata, che faciliti la trasformazione dei prodotti in azienda e che sostenga tutte le forme di vendita diretta e mutualistica e l’acquisto nelle mense di prodotti locali e biologici.
La Pac deve investire in ricerca e innovazione; le aree rurali devono essere ripensate a livello dei territori, favorendo la creazione di biodistretti dove agricoltura ed altre attività economiche sostenibili possano interagire per far vivere le aree rurali, comprendendo anche l’agricoltura sociale.
Servono provvedimenti per arginare le speculazioni finanziarie sul cibo e per promuovere mercati locali in diverse forme.
Occorre una PAC che rispetti la sovranità alimentare, ovvero il diritto dei popoli di scegliere quale politica agricola darsi e quale tipo di alimentazione”.
Infine c’è stato il contributo relativo a pratiche di certificazione biologica partecipata, sia per ridurre i costi monetari e burocratici del biologico, sia per realizzare processi di coesione sociale sul territorio.
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